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Il cinema e i giovani produttori dell’ AGPC

I media spesso sostengono che il cinema italiano ha crisi di idee e manchino attori, registi e sceneggiatori che portino il pubblico in sala. Sembrano dimenticare che alle spalle di queste figure creative ci sono i produttori che organizzano nei fatti il progetto cinematografico.
Cosa fanno i giovani produttori che decidono di affrontare questa difficile sfida?

L’ho chiesto a Martha Capello, produttrice e presidente dell’Associazione Giovani Produttori Cinematografici che conta circa settanta iscritti.
"Pietro Papisca intervista Martha Capello"
La prima domanda: “Come reperisce i fondi un giovane produttore?”

I fondi si cercano attraverso vari canali: alcuni istituzionali come le Film Commission delle regioni o il contributo dei Beni Culturali per opere prime e seconde ma soprattutto, sottolinea Martha Capello, il produttore cerca sponsor, ovvero privati che partecipano a finanziare il progetto.
Vi sono anche casi di  compartecipazione da parte della troupe e degli artisti coinvolti nello sviluppo dell’opera che accettano di rinunciare ad una parte del compenso in cambio di una partecipazione in quota del film.
I contribuiti per le opere terze sono molto più difficili da ottenere per una piccola società.  Oltre ad avere una tassa di partecipazione molto onerosa (tremila euro) hanno anche un referent system che tiene meno in considerazione la valutazione artistica di un giovane autore e quota il progetto principalmente attraverso i crediti della società produttrice che, se giovane, ha per sua natura un referent  più basso.

Martha Capello crede molto nelle sinergie per la realizzazione di un progetto cinematografico. Per questo ha creato l’associazione giovani produttori e s’impegna da alcuni anni a promuovere incontri tra gli addetti ai lavori. Sul sito dell’associazione vi è appunto una sezione chiamata “Sinergie”  dove è possibile documentarsi a riguardo. Tra gli incontri organizzati dall’AGPC c’è quello con Rai Cinema, YouTube e gli esercenti delle sale.

“Con quale criterio i giovani produttori scelgono i progetti da realizzare?”

Martha risponde solo a carattere personale in quanto non entra nel merito delle scelte dei suoi associati.
Per quanto la riguarda desidera che un film porti “un messaggio positivo e di crescita”. Scarta a priori tutti quei film che “non andrebbe mai vedere ”.

Come presidente dell’associazione spesso si trova a raccogliere proposte da registi e sceneggiatori che veicola verso i produttori che possono essere interessati. Martha e le sue collaboratrici sono di fatto il cuore di una rete.

La sua personale scelta di progetti cinematografici viene influenzata dal rapporto che instaura con gli autori. Tendenzialmente preferisce dividere in due figure distinte le professioni di regista e sceneggiatore perché ha notato che spesso gli autori vivano il conflitto con ciò che hanno scritto e quello che intendono girare.
Martha da alcuni anni preferisce testare il regista facendogli girare un video per rendersi conto delle sue capacità, soprattutto quelle che permettono di lavorare in equipe.
Le piacerebbe avere proposte cinematografiche chiare ed avvincenti che diano una “visione” del progetto. Un semplice script con un titolo sulla prima pagina si confonde tra tanti altri che sono in attesa di essere letti.
A questo riguardo l’associazione dal 2012 ha designato diversi lettori per valutare i progetti che le arrivano.

“Quali sono i compensi per una sceneggiatura cinematografica?”

Considerando un progetto cinematografico, l’emolumento per la sceneggiatura varia da  15.000\20.000 euro per un progetto low – budget, ovvero sotto i 700.000 euro, e si arriva ai 50.000 per budget sopra il milione di euro.

“Qual è la difficoltà maggiore di un giovane produttore?”

La nota dolente per un giovane produttore, più che la ricerca dei finanziamenti per la produzione, è la sua distribuzione. L’investimento a riguardo dovrebbe essere, almeno, pari alla metà del budget del progetto cinematografico. Ma per ottenere una buona distribuzione la somma supera quella destinata alla produzione.
Se il film non viene affidato ad un distributore l’uscita in sala può essere raggiunta con un accordo con gli esercenti. Il problema principale resta sempre la tenuta in sala e quindi sono fondamentali i risultati della prima settimana.

Destano attenzione i film diffusi sulla rete.
Si potrebbe pensare che il film sia “bruciato” e non abbia più possibilità di mercato. Se però ottiene cinquemilioni di download, tanto per fare un esempio, questo dato diventa un’indagine di mercato vera e propria  che gli investitori pubblicitari tengono in considerazione. Casi come questi sono definiti “prodotti virali” perché si diffondono per “contagio e condivisione” tra i fruitori di internet.
Risultati di questo rilievo possono portare l’attenzione dei grandi canali della distribuzione.

Internet, di fatto, è l’unico canale che permette al cinema indipendente di pubblicizzare i film. Per questo motivo anche il presidente Martha Capello è stata contraria alla proposta della SIAE che voleva ottenere il pagamento dei diritti musicali sulle colonne dei trailer trasmessi in streaming sui siti dedicati al cinema, decretando di fatto dei limiti alla promozione dei film.
“Così come la SIAE non percepisce compensi sui diritti musicali per gli spot pubblicitari, allo stesso tempo non dovrebbe richiederli per i trailer cinematografici”

“I tablet hanno aperto un mercato per nuovi prodotti d’intrattenimento video?”

Martha Capello considera i tablet alla stregua di televisori portatili che si avvalgono degli stessi contenuti d’intrattenimento, tra i quali cinema e fiction.
Ritiene che sia in incremento la realizzazione di video per bambini di pochi minuti adatti a tenere i figli quieti durante le attese, una tendenza già in atto con gli Iphone.