Vai al contenuto

Intervista allo sceneggiatore e regista Paul Haggis

E’ avvenuto quasi per caso, come molte cose accadono, di trovarmi  un giorno di agosto del 2005  a chiacchierare amabilmente con Paul Haggis lo sceneggiatore di   “Millon dollar Baby” e “Crash”.

Paul Haggis sceneggiatore e registaSeduti in piazzetta, insieme al mio grande amico Sandrone che mi ha fornito l’occasione di questo “ghiotto” incontro. Paul si è dimostrato estremamente disponibile e divertito dalla mia curiosità di sapere i retroscena della sua professione, come ad esempio avere Clint Eastwood come regista e interprete di  “Million dollar baby”.
Paul aveva comprato i diritti del racconto di F.X. Toole alias Jerry Boyd e scritto la sceneggiatura. Per completarla e “spingerla” ci ha impiegato quattro anni, neanche tanti se si pensa ai tempi biblici qui in Italia.

Mentre lavorava alla sceneggiatura pensava proprio a Eastwood e Morgan Freeman nei ruoli degli allenatori. Veder realizzato il film con loro come protagonisti è stato un sogno trasformato in realtà.  Quando Eastwood l’ha letta gli ha chiesto di poterla girare. Acconsentire per Paul è stata una scelta quasi obbligata visto che era preso da un altro progetto: “Crash”. E’ stato sorpreso dal successo di botteghino visti temi difficili di cui trattava: razzismo e incomunicabilità. In più era anche un prodotto indipendente.
Quando gli ho chiesto cosa ne pensava del cinema italiano degli ultimi dieci anni, ahimé mi ha risposto che apprezzava molto De Sica e Fellini e non conosceva altro. Io provocatoriamente gli ho risposto che li odiavo perchè per quanto i registi del passato fossero stati grandi bisognava guardare avanti e lui ridendo ha detto che gli fa lo stesso effetto John Ford & Co.
Del cinema italiano odierno conosce Muccino in quanto ha scritto il remake dell’ Ultimo bacio. A tale proposito mi ha rivelato il suo interesse per la commedia, in questo momento ne sta scrivendo due “Honey moon with Harry” e “ Vince Van”, ma sul titolo di quest’ultima potrei sbagliarmi.

Quando gli ho chiesto quale altro film aveva scritto prima di Millon Dollar Baby, mi ha risposto candidamente che, realizzati, nessuno.

Ha lavorato in televisione, ma certo questo tipo di lavoro difficilmente ti rappresenta come autore. A questo proposito ho toccato il “tasto”: “Walker Texas Ranger”. Paul alza gli occhi al cielo ricordando la “tregenda”; ne ha scritto solo la puntata pilota, ma per tutti era diventato l’ideatore della serie, una etichetta che assolutamente non voleva perché non è il suo genere.
A un certo punto non potevo non fare la domanda che tutti gli sceneggiatori fanno pensando agli Stati Uniti. Come è possibile per uno sceneggiatore italiano presentare uno script senza passare per le Major e gli agenti?
La prima cosa, ha detto Paul, è una buona traduzione, è forse la cosa più importante, perché se è scritta bene ed è valida si può stare tranquilli che lo script sulla scrivania di qualsiasi agente o produttore indipendente viene letta. Il problema è scrivere di qualcosa che si conosce. Lui vive a Los Angeles e ha scritto “Crash” perché conosce bene la realtà di quella città, non si può scrivere qualcosa che non si conosce.

La chiacchierata si è spostata sull’ultimo film che ha scritto per la regia di Eastwood e la produzione di Spielberg, “Flags of our father” e di un’altra sceneggiatura  che sta scrivendo sulla guerra in Iraq (due anni dopo uscì Nella valle di Elah).  Film difficili visto il momento, ma Paul mi ha confessato che, anche se Clint Eastwood è un conservatore, non è affatto in accordo con la politica estera di Bush.
Alla mia domanda se ha ricevuto pressioni per evitare di toccare argomenti scottanti come il “fuoco amico”, mi ha risposto sorridendo che è proprio per questo che gli piace fare film  difficili, cosa, ho replicato io, ancora più complicata in Italia; infatti, oltre alle pressioni politiche e del Vaticano, c’è una sorta  di autocensura da parte delle produzioni e persino degli autori nell’ evitare alcuni argomenti o trattarli esprimendo una opinione chiara e netta.

Paul si è prodigato nel raccontarmi svariati aneddoti e curiosità che evito di scrivere per non dilungarmi troppo, spero comunque di avere riportato l’incontro  in modo da aver dato l’impressione, anche solo per un attimo, di essere stati a quel tavolino a parlare di cinema con Paul Haggis.
Grazie Paul e arrivederci presto.
Di fatto lo rincontrai proprio in un cinema in Italia alla proiezione della Valle di Elah.