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Sviluppo soggetti e sceneggiature alla DeAngelisMedia: intervista al vice presidente Nicola De Angelis

Per lo sceneggiatore che vuole proporre progetti è praticamente d’obbligo passare per il “reparto sviluppo” delle società di produzione. Purtroppo la maggior parte  né è sprovvista. Spesso montagne di script giacciono impilate nella zona segreteria e altrettante si perdono dentro il computer. Qualunque sceneggiatore a Roma con un minimo di esperienza ha visto con i propri occhi questa immagine. In questi casi per avere una chance si deve avere un contatto diretto con il produttore che si prende carico di leggere cosa avete da proporre. L’alternativa è andare direttamente da chi ha un ufficio preposto allo sviluppo pre-Produzione. Purtroppo non sono molti. Uno di questi è la Dap Italy ora anche DeAngelisMedia.

Il vice presidente Nicola De Angelis ha accettato di rispondere ad alcune domande riguardo il reparto sviluppo che dirige.
Nato nel 2005, il dipartimento ha una struttura piramidale.
Alla sommità Nicola; oltre a decidere l’acquisizione e lo sviluppo pre-produttivo di un  progetto, procede alla selezione di nuove idee che riceve dagli autori o che cerca personalmente. Il suo lavoro prosegue sui mercati internazionali legati ai festival per trovare finanziamenti.

Alla base della piramide, tre editor che si occupano di studiare e selezionare storie per il bacino progetti della Dap. Le fonti di ispirazione sono l’editoria, i format e le proposte che giungono da autori esterni. La professionalità degli editor si sottolinea nel dichiarato rifiuto di essere autori e quindi  sostituirsi ad essi. Da esperienza personale ho verificato che pongono quesiti all’autore al fine di  esprimere l’idea dello scritto nel modo più chiaro ed in linea con la traccia editoriale indicata dalla produzione.

Tra la base e la sommità della piramide c’è una figura ibrida sulla quale la Dap ripone la massima fiducia, tanto da affidargli la consulenza artistica e autoriale di tutti gli script in sviluppo. Si tratta di Stefano Voltaggio, sceneggiatore e story editor con il quale ho avuto il piacere e utilità di lavorare. Voltaggio garantisce la realizzazione del progetto nella fase pre-produttiva secondo linee guida  e standard qualitativi decisi dalla Dap.  Sceneggia anche diverse puntate delle serie televisive che segue.

Quasi tutta la produzione della Dap ha germogliato nel reparto sviluppo. Solo per fare qualche esempio: “il commissario Nardone”, “Baciato dall’amore” il recente “Titanic” al quale, seppur indirettamente, ho dato una spinta propulsiva iniziale.
In un anno la Dap investe nel settore sviluppo circa il cinque / dieci per cento del fatturato.

Nicola De Angelis ritiene che in Italia il mercato per produrre fiction tv o cinema è praticamente morto tra il 2009\2010. A parte società di produzione che appartengono di fatto ai network, le uniche realizzazioni possibili pare restino quelle a bassissimo costo, tipo lunghe serialità con sempre minor uso di girato in esterno.

Per questo motivo da tempo la DeAngelisGroup ha scelto di concentrare i suoi sforzi sulle co-produzioni internazionali.
Uno dei punti centrali per il vice presidente è quello di avere un bacino di progetti in grado di soddisfare il maggior numero di richieste sul mercato. Accanirsi sulla realizzazione di due o tre progetti può avere tempi lunghi. Una inattività che si deve ridurre al minimo.
“… presentarsi sul mercato con due progetti è come andare a caccia con solo due cartucce.” dice Nicola.
I mercati che offrono maggiori possibilità di affari sono principalmente Cannes, il NAPTE di Miami, Toronto, Berlino e non ultimo l’AFM - International Independent Film Festival - che si svolge ad Istanbul.

Le idee che oggi Nicola  ritiene vincenti sono quelle del Brand. Diverse produzioni internazionali sono orientate in questo senso. Per “idee Brand” s’intende un tema che il pubblico conosce. Un nome che non ha bisogno di spiegazioni perché fa parte dell’immaginario comune. Ne è un esempio “Titanic - Blood and Steel” che la Dap sta ultimando di girare in co-produzione con gli inglesi. Altri esempi possono essere “Spartacus - Blood and Sand”, “Roswell”.
Per fortuna questa linea editoriale non è un dictat internazionale, altrimenti serie televisive di rottura  come Lost non vedrebbero la luce.

Nicola è convinto che non vi sia molto spazio in questi mercati per la promozione di progetti da parte di registi e sceneggiatori esordienti o quasi. Ciò che conta in un momento di crisi come quello di oggi sono le idee e la capacità effettiva di realizzarli. Come produttore Nicola vuole dare questa garanzia e per questo motivo tollera poco la figura del regista autore che pretende il controllo totale dell’opera, dalla scelta del cast, alla stesura finale della sceneggiatura, al final cut del montaggio e via discorrendo. Ritiene più affidabili i registi/film maker che considera professionisti inseriti in un contesto produttivo. Discorso simile per gli sceneggiatori. Ovviamente se la Dap sceglie  un regista o uno sceneggiatore è perché ritiene abbia capacità e talento in grado di soddisfare le loro richieste mantenendo un dialogo costruttivo con la produzione.

La linea che attualmente sta seguendo Nicola nello sviluppo di progetti fiction in coproduzione è quella di associare all’idea Brand nomi noti di registi e sceneggiatori di fama internazionale che forniscano garanzie ai finanziatori. E’ su di loro che cade la responsabilità del successo di una serie, in quanto si espongono in prima persona. Il compenso, per quanto cospicuo, può non essere sufficiente ad avere una firma famosa la quale, infatti, sposa il progetto solo se lo ritiene valido.

In questo iter produttivo gli sceneggiatori italiani non hanno molto spazio. Dovrebbero essere in grado di scrivere fluentemente in inglese e, anche in questo caso, gli editor e screenwriter anglosassoni pare trovino la nostra scrittura ridondante e poco efficace. A detta di alcuni colleghi italiani c’è una “piccola” dose di discriminazione.